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Definizione di dolore: cos’è e come classificarlo

Il dolore sintomo di malattia e tutti nell’arco della vita ne hanno provato uno. Il punto è che questo fenomeno non è mai uguale per ogni singolo individuo e, soprattutto, non ha sempre la stessa localizzazione e intensità. In realtà, quest’ultima può essere definita dal soggetto stesso che lo subisce: un mal di testa acuto per qualcuno, potrebbe essere lieve (o addirittura un semplice fastidio) per qualcun altro. Tutto dipende dalla propria soglia del dolore, come dice anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): è dolore ciò che ciascuno di noi dice di essere dolore. Esso, comunque, ha una funzione importante e, cioè, quella di informare che nell’organismo c’è qualcosa che non va e che deve essere risolta il prima possibile. Si tratta, quindi, di una vera e propria spia che il cervello accende per avvisare l’individuo che il suo benessere psico-fisico è in pericolo. Molte malattie sono individuabili proprio grazie al dolore in questa o quella parte del corpo.

Il dolore si distingue in:

• acuto: arriva rapidamente e altrettanto in fretta va via

• cronico: è insistente e persiste per lungo tempo compromettendo la quotidianità e la vita sociale del soggetto che ne è affetto

• somatico: si presenta in forma acuta e non coinvolge il sistema nervoso. Può essere risolto con antinfiammatori e analgesici

• psicosomatico: si accompagna a quello somatico con la variante che ad essere coinvolta è anche la sfera emotiva. Qui la mente cerca di dire qualcosa al corpo comunicando attraverso il dolore.

Quanti tipo di dolore esistono?

I dolori più diffusi in assoluto e di cui si sente parlare spesso sono:

• mal di testa: vi sono le emicranie essenziali, cioè quelle per le quali non è possibile definire una causa, e quelle secondarie, che una causa ce l’hanno. Queste ultime sono da ricercare in sinusiti, anemie, ipertensione arteriosa, otiti, affezioni dentarie, fumo, alcool;

• mal di schiena: questo dolore colpisce la colonna vertebrale, in particolare la zona lombare e quella cervicale. Postura scorretta, sollevamento di pesi, protusioni, ernie e molti altri fenomeni possono essere alla base di tale situazione. Anche l’infiammazione del nervo sciatico è spesso menzionato quando si parla di mal di schiena;

• dolori articolari: sono detti anche reumatismi e riguardano, appunto, l’infiammazione delle articolazioni. In tal caso giocano un ruolo decisivo fattori di genere infettivo, immunitario o dismetabolico;

• dolori mestruali: sono spesso accompagnati al mal di testa e riguardano il periodo mestruale della donna. Si tratta di fenomeni che non possono essere ridotti al semplice mal di pancia, ma anche ad altri come mal di schiena, gonfiore addominale, seno dolorante, etc.

• dolori addominali: sono causati maggiormente da gastrite e ulcera e spesso possono essere accompagnati da nausea, vomito e gonfiore. Possono durare diversi giorni ed essere di natura cronica manifestando bruciore e crampi;

• mal di denti: può manifestarsi in diverse forme e per svariati motivi. Tra questi ultimi possono esserci denti cariati o scheggiati, ascessi, gengiviti e bruxismo;

• mal d’orecchio: l’otalgia si distingue in primaria e secondaria e può colpire con diversa intensità sia adulti che più piccini.

La caratteristica comune per tutti è che questo dolore arriva pulsante e violento e può derivare da infiammazioni dirette o indirette e problemi di natura meccanica (vedi bruxismo).

Quando bisogna rivolersi al medico?

Se il dolore risulta lieve o comunque lo si riconosce perché già avuto in passato e se ne conosce già la causa scatenante, allora di sicuro si sa già come intervenire e con quali farmaci (solitamente si tratta di antinfiammatori e analgesici). Se, al contrario, si tratta di un fenomeno persistente, è bene andare dal medico che, in base alla localizzazione del dolore, saprà stilare una prima diagnosi o potrà indirizzare verso lo specialista che serve nel caso specifico.